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Spreco alimentare, quanto pesa nel mondo degli eventi?

Lo spreco nell’industry dei meeting, eventi e del travel

Ridurre lo spreco alimentare potrebbe sembrare un compito mastodontico, ma sempre più settori che si occupano di viaggi, turismo, eventi e hospitality stanno riconoscendo la necessità di affrontare questo problema.

Lo spreco alimentare continua ad essere un’importante tematica ambientale, sociale ed economica. E anche il travel e gli eventi corporate devono iniziare a irrobustire le buone pratiche per migliorare il rapporto tra uomo e cibo.

1/3 di tutto il cibo prodotto nel mondo viene sprecato ed è una preoccupazione sempre più crescente per i consumatori. Secondo uno studio del 2018 della società di consulenza ThoughtWorks, Il 48% delle persone considera infatti i rifiuti alimentari una delle tematiche più urgenti quando si parla di sostenibilità. E l’industry travel e meetings and events può dare un contributo significativo nel ridurre lo spreco alimentare. Circa il 18% di tutto il cibo servito nel settore turism & hospitality viene sprecato.

Ci sono grandi lacune nel modo in cui i rifiuti alimentari nel turismo e negli eventi sono considerati. Secondo i ricercatori della University of Eastern Finland e della University of Southern California, i rifiuti alimentari provenienti da hotel, ristoranti ed eventi sono ormai tracciabili e possono essere stimati e calcolati. Ma dato che l’industria del turismo e degli eventi – e del travel in generale – sta diventando sempre più diversificata, lo sono anche le fonti dei suoi rifiuti alimentari.

Attualmente, ogni anno vengono serviti oltre 73 miliardi di pasti turistici“, afferma Claire Kneller, responsabile alimentare di Wrap Global, un’organizzazione benefica internazionale per lo spreco alimentare.

Spreco alimentare, un po’ di dati interessanti

  • Fino al 40% del cibo prodotto in tutto il mondo viene buttato via.
  • Ad esempio, negli Stati Uniti, ogni anno vengono sprecati circa 63 milioni di tonnellate di cibo. Il 40% proviene da aziende rivolte al consumatore, tra cui ristoranti e hotel.
  • L’acqua, l’energia fossile e la terra sono mal gestite per riempire meglio i nostri bidoni, mentre il 17% della popolazione mondiale soffre la fame.
  • Se lo spreco alimentare fosse un Paese, sarebbe il terzo produttore di gas serra.
  • Solo in Francia il 36% del gas serra è prodotto dall’industria alimentare.

In base alle previsioni dell’Organizzazione mondiale del Turismo per la crescita del turismo internazionale entro il 2020, ciò significa che saranno necessari ulteriori 2,5 miliardi di pasti ogni anno. Non è difficile vedere quanti rifiuti alimentari potrebbero potenzialmente aumentare, se lo status quo dovesse restare questo. Qual è lo stato attuale nei meetings and events e nel settore travel? E cosa si può fare per migliorare la situazione?

Sprechi alimentari e settore Aereo

Secondo stime IATA, i passeggeri delle compagnie aeree hanno generato 5,2 milioni di tonnellate di rifiuti nel 2016. La maggior parte dei quali è finita in discarica o inceneritore. Questo è il peso di circa 2,6 milioni di auto. Ed è una cifra destinata a raddoppiare nei prossimi 15 anni.

I rifiuti alimentari provengono da pasti in volo, snack e bevande serviti ai passeggeri. Consistono in alimenti, bevande e imballaggi residui che vengono riposti nei carrelli, in contenitori fissi o nei compattatori. Questi rifiuti possono contenere elevati volumi di liquido da bevande non consumate e ghiaccio.

Tutti i rifiuti di cabina sono soggetti a controlli nazionali di gestione dei rifiuti che limitino l’inquinamento. Molti paesi hanno fatto un passo avanti con le loro normative, introducendo restrizioni sui rifiuti da catering provenienti da voli internazionali. I pasti delle compagnie aeree vengono preparati utilizzando rigorosi standard di igiene e controllo di qualità. Originariamente progettati per gli astronauti della NASA, i regolamenti spesso portano all’incenerimento di tutti i rifiuti di cabina con limitata capacità di riutilizzo e riciclaggio.

Secondo Airports Council International, ogni passeggero aereo genera circa 1,4 Kg di rifiuti alimentari per singolo viaggio, l’equivalente di 9 miliardi di Kg di cibo scartato ogni anno. Pochi sistemi di riciclaggio a bordo, nessuna separazione degli imballaggi degli alimenti e un approccio allo smaltimento molto frammentato sono tutti fattori che contribuiscono allo spreco alimentare.

Che cosa sta cambiando? Per fortuna, il problema non passa inosservato. Nel 2016 l’UE ha lanciato l’iniziativa LIFE Zero Cabin Waste, un programma di 40 mesi per la riduzione e il recupero del cibo in eccesso nei cieli. Le compagnie aeree che stanno lavorando per ridurre il problema dello spreco alimentare hanno iniziato a utilizzare degli algoritmi per prevedere quali pasti saranno maggiormente richiesti e su quali voli.

Questo potrebbe portare a risparmiare circa 800.000 alimenti freschi all’anno. Molte compagnie aeree hanno anche iniziato a collaborare con gruppi di ridistribuzione che raccolgono gli alimenti avanzati per distribuirli ad enti di beneficenza locali. Oz Harvest, che lavora con Qantas e Virgin Australia, ha salvato in questo modo circa 160 tonnellate di cibo dai suoi collaboratori del comparto aereo.

Cosa possiamo fare? Scegliere di viaggiare con vettori aerei che richiedono la prenotazione di pasti è un modo per evitare che i passeggeri producano rifiuti alimentari. Le compagnie aeree che utilizzano app o strumenti di prenotazione online per sapere in anticipo che cosa i viaggiatori vorrebbero mangiare evitano i casi di overstocking – una delle maggiori cause di spreco alimentare. Evitando al contempo la probabilità che i pasti vengano buttati una volta serviti.

Le compagnie aeree potrebbero smettere di includere i pasti nei prezzi dei biglietti. Questo è ciò che già viene fatto dalla maggior parte delle compagnie low-cost, ma potrebbe essere una pratica da estendere a tutti i voli. I passeggeri dovrebbero pensare se vogliono davvero pagare per il cibo, riducendo così gli sprechi, e avrebbero un incentivo a fare i bagagli da casa.

Ciò che potrebbe fare davvero la differenza è la reintroduzione di materiali riutilizzabili. Le compagnie aeree stanno pensando di tornare al modo in cui servivano il cibo decenni fa, su piatti di ceramica con posate di metallo. Questo accade ancora in prima classe, quindi esiste già un modello che potrebbe potenzialmente essere replicato su un intero volo.

Un’altra possibilità è quella di chiedere ai passeggeri di portare con se le posate al momento dell’acquisto del biglietto. Un promemoria potrebbe essere inviato qualche giorno prima del volo o al momento del check-in online. Sì è vero, ciò richiede un enorme cambiamento nelle abitudini. Ma non impossibile. Considerando il numero di persone che ora viaggia con bottiglie d’acqua riutilizzabili, non c’è motivo per cui questa abitudine non possa essere estesa per includere una tazza di caffè, una spork e un piatto in un sacchetto sigillato.

Sprechi alimentari e settore Hotel

I principali fattori di spreco alimentare nel settore hotel sono:

  • menu troppo lunghi
  • scarsa capacità di differenziazione e riciclaggio
  • previsioni imprecise sulle quantità che verranno consumate

Di conseguenza, solo gli hotel del Regno Unito producono annualmente circa 79.000 tonnellate di rifiuti alimentari, con solo il 43% adeguatamente riciclato. Ciò porta a pensare che che il settore alberghiero UK costi 318£ milioni all’anno quando si parla di cibo e alimenti.

Che cosa sta cambiando? Gli hotel di tutto il mondo stanno facendo passi da gigante nella lotta contro gli sprechi alimentari. Per alcuni, ciò ha significato l’utilizzo di nuove tecnologie. Ad esempio Winnow, un set di bilance digitali che traccia esattamente ciò che viene gettato via e quanto. Così che gli chef possano vedere quali sono le principali fonti di spreco e migliorare.

All’Armani Hotel di Dubai, il sistema ha ridotto gli sprechi alimentari del 47%, l’equivalente di 117.000 pasti.

Il Rome Cavalieri di Waldorf Astoria ha fatto un ulteriore passo avanti. Ha trasformato uno dei suoi alimenti più sprecati, il pane, in un nuovo prodotto. In collaborazione con Equoevento, un’organizzazione no profit di Roma, l’hotel distribuisce il suo pane inutilizzato al birrificio locale Birrificio Vale la Pena, dove viene trasformato in birra servita al brunch domenicale dell’hotel.

Cosa possiamo fare? Esistono molti modi di buonsenso per ridurre gli sprechi alimentari. Uno di questi è l’uso di piatti più piccoli ai buffet, la cottura del cibo su richiesta e la limitazione dei menu.

Dove si sta muovendo il settore meetings and events?

Sia gli event manager che gli hotel possono dare una mano attirando l’attenzione del consumatore sulle iniziative rivolte alla riduzione dello spreco alimentare. Che si tratti di menu degustazione a spreco zero o collaborazioni con progetti di beneficenza locali. Inoltre sempre più ospiti in struttura manifestano un’anima sostenibile. La maggior parte dei clienti odia gli sprechi alimentari, quindi sono più che felici di vedere che i player del settore si attivano per fare qualcosa al riguardo.

Una piccola ma agguerrita e ben organizzata associazione di volontari, Equovento, è concentrata in diverse città italiane per arginare lo spreco di cibo durante gli eventi. Da Roma a Milano passando anche per Lecce, ma anche all’estero, da Parigi a Madrid. Per esempio, nel periodo di Natale, le squadre di Equovento passano in rassegna i vari eventi aziendali e si operano attivamente in modo pratico e semplice.

Basta un contatto o una chiamata, e fanno tutto loro, dal ritiro del cibo avanzato, fino alla riconsegna ad altre squadre di volontari che hanno bisogno di pasti per i poveri che assistono, per le case famiglia sempre a corto di risorse, per quelle mense degli ultimi in perenne affanno. Tutto al costo di una semplice donazione da parte del privato o dell’azienda che commissiona l’evento business.

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